Il velo della sposa

di Marco Peluso

È felice Carla.
Anche stasera la mamma ha fatto le pizze. A Carla piacciono soprattutto quelle con il pomodoro e la mozzarella. Non le importa se adesso ci sono le sottilette. Papà urla che non hanno gli sfaccimma di soldi, e ogni volta guarda Carla come se fosse sua la colpa. E non importa se da due settimane lei non esce di casa: la mamma ha detto che se lo fa muore. Lo ripete sempre anche quello elegante alla TV e che papà chiama Chiavico di sfaccimma marivuolo di merda. Dice che si deve stare in casa, che insieme vinceranno. Ma Carla non sa quale sarà il suo premio. Spera sia un castello, quello rosa delle Winx che a lei piace tanto ma non ha mai avuto, perché costa troppo. Però non fa niente. Mamma dice che non deve fare arrabbiare papà. Ma a Carla non secca restare a casa, ha la sua sorellina Lia che stringe sempre forte forte e le dà i baci azzeccosi e i pizzicotti sulla faccia. E Lia ride. Ridono entrambe quando la sera il vicolo si illumina perché tutti accendono le candele sui balconi e cantano, battono le mani, poi sbattono i coperchi delle caccavelle come fossero cembali.
Pure la mamma canta. Dice a Carla che tutti ce la faranno, e lei annuisce e batte le mani assieme a Lia, felice. Non sa cosa stia succedendo, ma le piace che tutti ridono. Le piace che tutti cantano. Le piace quando la mamma non è arrabbiata. E fa ciao con la manina a Gigi che sta sul terrazzo di fronte, gli urla che quando non si morirà più tornerà da lui e giocheranno ancora nel vicolo, e lo sposerà. Porteranno con loro anche Lia, sì.
Di notte, a letto, Carla stringe forte Lia e le tappa le orecchie perché papà urla contro mamma: «Tu e ‘sti cazzo di soldi! Vuless avvere’ che cazzo facisse senza ‘e me, ‘a puttana?».
E la mamma grida pure lei. Qualcuno ha tolto il lavoro a papà, il mangiare costa tanto, il chiavico di sfaccimma alla TV continua a dire che tutto andrà bene. E Carla abbraccia Lia, la bacia, le dice che la Madonnina le aiuterà, che papà non farà loro del male.
Ma la Madonnina le guarda da sopra al lettino e sta zitta, mentre papà urla ancora e con lui la mamma, un piatto si infrange contro una parete e il marivuolo di merda dice che insieme sconfiggeranno il nemico.
Clara stringe sempre più forte Lia, vorrebbe portarla nella propria pancia, farla stare lì dentro al sicuro: la sua bambina. Ma appena dalla cucina sente il rumore di uno schiaffo e poi la mamma urlare, serra gli occhi e affonda la faccia contro la guancia della sua sorellina. Ma non piange. Ha gli occhi chiusi. Adesso c’è solo silenzio. Ed è bello come quando a messa, di domenica, chiude le palpebre e si lascia stringere forte forte da Gesù. Ma Gesù non arriva. C’è solo papà. Sente i suoi passi avvicinarsi e spera che non entri, che venga Gigi a portarle via o che la Madonnina le salvi.

Carla è fuori al balcone, il sole splende ma papà dorme ancora, la mamma ha detto che è ubriaco. Lei e Gigi si tirano delle palline mentre giù tutti camminano col volto coperto da mascherine bianche, verdi e nere. Una vecchia da un balcone le ha detto che si tratta solo di una festa, e lei vede quelle persone piccole piccole come formichine camminare veloci, tutte mascherate. Le sembra che danzino nel vicolo, piroettano fra i cassonetti colmi di rifiuti e fuori al negozio di Ciruzzo il barbiere, ora chiuso, e ancora davanti all’officina del chiattone contro cui Gigi dava sempre le pallonate. Anche quella è chiusa. Tutto è chiuso, come quando d’estate la gente va al mare e lei non puoi andarci perché papà non ha i soldi.
Lei vorrebbe uscire vestita da principessa, ma Gigi le dice che non è una festa, che tutti moriranno, che anche lui morirà.
Carla non lancia più le palline, è triste in viso, non vuole che Gigi muoia. Lo guarda, imbronciata, ma lui non parla. Continua a lanciare palline nel vuoto e lei le vede cadere giù. Vorrebbe volare come loro, assieme a Gigi, mano nella mano. Ma la mamma le urla di entrare dentro.      
La sera, a tavola, Carla non mangia, pensa ancora a Gigi che morirà e non capisce perché deve morire.
La mamma la prende a schiaffi perché ‘o magnà nun se jetta, ma Carla non piange, deve pensare a Lia, deve stringerla forte perché non vuole che muoia anche a lei. La deve salvare. Deve salvare lei e Gigi. 
Dopo cena, mamma e papà litigano ancore e fanno piangere Lia, e anche lei piange: sono strette assieme a letto, due cuccioli avviluppati che tremano per il freddo. E la Madonna non dice niente, Gesù sta fermo sulla croce. Carla bacia il volto di sua sorella bagnato dalle lacrime, le dice che tutto andrà bene. Le sussurra che non deve piangere perché è una principessa, sono tutte due principesse, e presto voleranno lontano lontano, nel cielo, fino al sole, con Gigi, e verrà anche la mamma. Solo la mamma, però.

Carla e Lia lanciano coriandoli in strada, indossano la mascherina, ma non possono uscire come la mamma che è andata a fare la spesa al posto di papà che è ancora ubriaco a letto perché la sera prima ha bevuto tutto il vino e ha urlato contro al chiavico di sfaccimma che è colpa sua se non ha più un lavoro. 
Entrambe ridono. Dal balcone di fronte anche Gigi lancia coriandoli, ma lui non ride, sua nonna l’hanno portata via in nottata con l’autoambulanza. Era anche lei mascherata. Tutti sono ancora mascherati nel vicolo, proprio come Carla e Lia che lanciano coriandoli su di loro e nel cielo. Sembrano briciole colorate di magia che cadono sulle persone per trasformarle, per rendere tutto bello.
Ma di colpo sentono una ventata alle spalle. Papà le tira in casa e subito le schiaffeggia. Una manciata di coriandoli casca sul pavimento e i loro colori appassiscono. 
«A vulite ferni’ ‘e fa burdello?»
Butta Lia sul divano, le urla di stare ferma, e lei non si muove, trema soltanto, non riesce neanche a piangere, è solo una bambola rotta, come quelle con cui gioca. Poi afferra Carla per il braccio e la trascina nella cameretta, la getta sul letto e chiude la porta.
Non accende la luce, non dice niente. Carla sente papà insinuarsi su di lei. Serra gli occhi e stringe i pugni. Lui le apre le gambe, le sfila il pigiama, le mutandine. Poi le schiaccia il viso contro il cuscino.
«‘E fa chell ca dico io.»
Carla non parla. Trattiene le lacrime, perché lei è una principessa. Ma sente una lama lacerarla con violenza. E vorrebbe vomitare, ma non apre la bocca. Trema. La pancia le brucia. Un animale si muove dentro di lei, avanti e indietro, sempre più veloce, mentre l’alito di papà le schiaffeggia il viso, la bava le cola sulle labbra. Ma lei non piange, non si muove. Andrà via con Lia, sì, e con Gigi. La mamma ha detto che andrà tutto bene. Deve solo attendere che finisca.
La sera, tutti cantano sui balconi, ma Carla è a letto. È immobile, non parla neanche. La mamma l’ha picchiata di nuovo perché non ha mangiato la pizza, stavolta non c’erano neanche le sottilette sopra. Ma lei non ha pianto, è stata forte come le Winx, una vera principessa.
Papà continuava a scrutarla, ma lei non si è mossa finché la mamma non l’ha afferrata per un braccio e trascinata nella cameretta, al buio, in una cella come Raperonzolo. 
Adesso sente i fuochi d’artificio esplodere di fuori, le loro luci picchiano contro la finestra come grida folli, rischiarano il volto di Lia stretta fra le sue braccia, gli occhi serrati e le lacrime che le scivolano sul viso. Carla continua ad accarezzarla, senza dire nulla. Sa solo che deve sbrigarsi a portarla via, o moriranno tutte e due.

Di notte, mentre tutti dormono, Carla apre gli occhi, guarda Lia e la bacia sulla fronte. Poi si alza piano piano, senza far rumore. Scalza, al buio, esce sul balcone e si infila la mascherina: adesso è una principessa, tutti dormono, i palazzi sono macchie nere, ma lei è una principessa, e si arrampica sulla ringhiera, si scorge e chiama forte Gigi. Dalla propria bocca vede volare in cielo dei coriandoli. Cerca di afferrarli con le mani, mentre urla a Gigi che vuole andare via con lui ora, perché non vuole morire, e che lo sposerà per sempre, Lia sarà la loro bambina. 
Ma il piede le scivola sulla ringhiera, il petto batte contro al ferro e lei vede solo buio, sente la testa pesantissima tirarla giù, e in un attimo il suo corpo fluttua nel vuoto, leggero. E lei vola da Gigi, sta per sposarlo fra luci e canzoni, e la mascherina le volteggia sul viso come un velo, il cielo è pieno di coriandoli e di stelle, tutti cantano, tutti battono le mani, e Carla sorride, la sua mano fende l’aria, sfiora quella di Gigi, e di Lia.
Poi solo un tonfo, come gli schiaffi di papà. Delle urla in lontananza: la mamma si è arrabbiata e lei vorrebbe scappare, ma non avverte più il corpo. Non riesce a muoversi. Ha voglia di piangere, ma non percepisce più neppure gli occhi, né la mano che cerca di alzare al cielo, mentre quelle grida diventano sempre più forti, e lei spera solo che venga Gigi a prenderla in braccio. Ma lui non c’è. Sente solo urla. Tutto è buio. Non vede nulla. Sente appena un coriandolo caderle sulla guancia, come un dolce bacio di Gigi, e di Lia.
Sorride. Spera solo che Gigi adesso la porti via, per sempre.


Marco Peluso, napoletano classe ’81, ha esordito nel 2013 con Damster edizioni. Ha pubblicato con diverse case editrici, fra queste Les Flaneurs, Lettere Animate, Meligrana ed Edizioni della sera, ed è stato curatore di tre antologie. Dal 2016 è allievo di Antonella Cilento. Nell’autunno 2021 è prevista l’uscita di un suo romanzo con Linea edizioni.

Chiara Troisi è una filmmaker e illustratrice nata ad Asti. Dopo la laurea in scenografia cinematografica, frequenta la Scuola Holden specializzandosi in regia e sceneggiatura. Nel 2019 “MONO”, cortometraggio d’animazione in realtà virtuale, che scrive, illustra e dirige, partecipa a Biennale College Cinema VR, de la Biennale di Venezia; è attualmente in fase di sviluppo. Nel 2020 realizza “La Forza”, il suo primo cortometraggio. Illustra per varie riviste online di racconti, ed è di prossima uscita il primo libro a cui ha lavorato come illustratrice, edito da Carocci Editore.

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